martedì 27 novembre 2012

Le Mille e Una Notte. Sinossi ufficiale della seconda puntata

Stasera la seconda ed ultima parte della fiction "Le Mille e Una Notte Aladino e Sherazade". Di seguito la sinossi ufficiale dell'ultima puntata, tratta dal sito dedicato alla miniserie. 

"La notte seguente la Dama continua al Principe il suo racconto… 

 Jasmine riesce a convincere Omar a risparmiare la vita a Sherazade, spacciandola per sua sorella. Inizia così per la principessa una nuova vita di grandi umiliazioni. Aladino, intanto, ignaro dei poteri di Namuna, si lascia sedurre. Quando la donna lo bacia, però, il calzolaio si rende conto che non può ricambiarla perché è ancora innamorato di Sherazade. Davanti al rifiuto di Aladino, Namuna lo immobilizza con un magico anello e lo rinchiude in una gabbia con un pappagallo parlante. Il volatile, in realtà, è un Genio (Massimo Lopez), uno scienziato esperto di botanica che Namuna ha trasformato perché molti anni prima non volle svelarle il luogo in cui era nascosta una magica lampada, capace di esaudire i desideri. Una sorte simile è toccata a tutti coloro che non hanno soddisfatto i voleri della Maga e presto anche Aladino ne sarà vittima, se non troverà il modo per liberarsi. Con un abile trucco, Aladino riesce a sottrarre l’anello a Namuna e a trasformarla in un corvo, ridonando al genio le sembianze umane. Nel frattempo Sherazade si offre per aiutare Omar a sciogliere l’indovinello della Montagna Incantata per potersi impossessare di un prezioso smeraldo. Spera, infatti, che una volta ottenuto il gioiello, Omar smetta di rubare e sia felice insieme a Jasmine. La principessa riesce nell’impresa, ma quando il ladrone entra in possesso della gemma, la Montagna scatena la sua ira, mettendo Jasmine in pericolo di vita. Omar, riconoscendo l’amore che prova per lei, getta lo smeraldo per salvarla. Colpita dal gesto, Sherazade comprende che anche lei deve lottare per riconquistare Aladino e si mette in viaggio verso Baghdad per ritrovarlo. Nel deserto, intanto, il Genio ha lasciato ad Aladino una mappa che sembra svelare il luogo dove si trova la lampada. Giunto nel villaggio indicato, Aladino scopre che gli abitanti sono in conflitto proprio per l’oggetto magico e comprende che la nobiltà che vorrebbe acquistare con la magia gli appartiene già: nel momento in cui trova la lampada, la usa per aiutare il villaggio ad ottenere un bene prezioso, l’acqua. Grata per il gesto, la popolazione lo proclama Principe e così Aladino riparte alla volta di Baghdad. Qui le strade di Sherazade e Aladino finalmente si ricongiungono e i due possono finalmente amarsi e riconquistare il regno, usurpato da Jafar e dalla crudele matrigna Alissa. Ma quando Aladino e Sherazade stanno per coronare il loro amore, la Maga Namuna riappare scagliando contro i due giovani sposi una maledizione: i due saranno separati per sempre e Aladino non riconoscerà mai più la sua amata. Così, Aladino scompare sotto lo sguardo incredulo della sua sposa. Il Genio però, conforta Sherazade: se i due un giorno sapranno ritrovarsi e riconoscersi, il loro amore potrà germogliare di nuovo. Riuscirà Sherazade con il suo racconto a risvegliare l’amore nel cuore di Aladino?" 

La riproduzione delle sinossi non ha scopo di lucro ed i diritti appartengono ai rispettivi autori.

Mille e Una Notte. Sinossi ufficiale della prima puntata

Ecco la sinossi ufficiale della prima puntata della fiction "Le Mille e Una Notte", andata in onda ieri sera. Potete trovare questa notizia, il backstage e tante altre curiosità sul sito Rai dedicato alla miniserie. 

"Una Dama dal volto coperto percorre le dune del deserto sperando di poter riabbracciare l’uomo che ama e che crede di aver perduto per sempre. La sua ricerca sembra condannata a durare in eterno come la sua infelicità quando finalmente arriva nei pressi di un castello dove vive un Principe che uccide chiunque entri nel suo palazzo. Ma Sherazade (Vanessa Hessler), questo è il nome della Dama, riconosce in quel principe il suo Aladino (Marco Bocci) ed è pronta a qualunque cosa per riconquistarlo. Così convince il Principe a concederle una notte per raccontargli una storia, la loro storia, un racconto che durerà mille e una notte… 

Aladino, figlio di un calzolaio di Baghdad, è un giovane pieno di entusiasmo, generoso e amante della poesia. Sherazade, la figlia del Califfo (Rolf Kanies), è una principessa viziata e presuntuosa, che ha molto sofferto per la mancanza della madre, morta quando era bambina. Una notte, mentre è intento a leggere un libro di poesie, Aladino si accorge che una splendida fanciulla sta per essere rapita. D’impulso interviene, portandola in salvo. È l’inizio di una notte incantata: Aladino accompagna la giovane nei luoghi magici di Baghdad e la bacia sotto un mare di stelle. Improvvisamente, però, la ragazza fugge senza svelare ad Aladino la sua identità. Solo più tardi il calzolaio scoprirà che si tratta della principessa Sherazade, fuggita di notte dal suo castello per esplorare la città. Preoccupato per l’incolumità della figlia e spinto dalla consorte Alissa (Bettina Zimmerman), che trama alle sue spalle per conquistare il potere, il Califfo prende la decisione di dare in sposa Sharazade a uno dei suoi numerosi pretendenti. Aladino vuole conquistare a ogni costo il cuore della principessa ma, nonostante si presenti a palazzo nei panni di un principe, non riesce a mascherarle la sua vera identità e Sherazade, delusa, lo manda via. Disperato, Aladino abbandona Baghdad per dimenticare il suo amore infelice, mentre Sherazade sembra cedere al fascino di un altro pretendente, il principe Jafar (Stipe Erceg). Questi, in realtà, è l’amante di Alissa e suo segreto complice. Smascherati da Sherazade, Alissa e Jafar tentano di ucciderla ma la ragazza riesce a fuggire grazie all’intervento del Califfo, che muore pugnalato alle spalle dalla consorte. Mentendo, Alissa confida poi a Shirin (Serra Yilmaz), la fidata ancella di Sherazade, che a uccidere il Califfo è stato Aladino per vendicarsi della principessa. Inseguita dagli uomini di Jafar, Sherazade cade in un precipizio e, credendola morta, Alissa e il suo amante decidono di dare la caccia ad Aladino per evitare che la verità venga a galla. Nel frattempo il cuore ferito di Aladino ha fatto di lui una preda della Maga Namuna (Paz Vega), che lo convince a restare con lei come archivista della sua biblioteca. Ben presto sarà chiaro che la donna ambisce a ben altro e che il suo castello rappresenta per Aladino una terribile trappola. Svegliatasi, ferita e affamata, Sharazade si avvicina a un accampamento per cercare aiuto, ignara che si tratti di un covo di predoni. Sarà Jasmine (Raffaella Rea), una schiava che vive nella speranza di conquistare il cuore di Omar (Jalil Lespert), uno spietato capo ladrone, a nasconderla attendendo il momento propizio per farla fuggire. Ma il tentativo di Sherazade fallisce, la ragazza viene sorpresa da Omar che, convinto si tratti di una spia, vuole ucciderla. 

Nel castello del Principe straniero, intanto, è giunta l’alba e la Dama interrompe il suo racconto, pronta a morire. Ma il Principe, incantato dalle mirabili avventure che lei gli ha narrato, concede alla fanciulla un’altra notte perché continui la sua storia…"

Le Mille e Una Notte. Dichiarazioni dei protagonisti

La prima puntata della fiction "Le Mille e Una Notte Aladino e Sherazade" è andata in onda ieri sera. In attesa di vedere la seconda ed ultima parte, stasera su Rai Uno, ecco alcune dichiarazioni via Ansa del regista e dei protagonisti riguardo alle novelle e agli effetti speciali di cui abbiamo avuto un assaggio ieri sera.

Dice il regista Pontecorvo: “Non ci sono tappeti volanti ma ci sono stati tantissimi interventi, a partire dagli ambiente, ci siamo inventati una biblioteca ispirata ad Hescher, per arrivare a montagne incantate che si dissolvono e personaggi che si trasformano ecc ecc. So che oggigiorno sembra una cosa normale, vista l’enorme quantità di film d’oltreoceano pieni di effetti visivi, ma credo che non lo sia per la realtà italiana, soprattutto tenendo conto dei budget e i tempi televisivi. E’ stato fatto uno sforzo da parte di tutti, sia economico che creativo per cercare di far combaciare le esigenze della storia con quelle di chi la doveva realizzare. Per fortuna avendo fatto, come Direttore della fotografia, tanti film e serie americane, conoscevo bene le possibilità e le modalità di realizzazione. Ho avuto un valido aiuto del responsabile degli effetti che è stato sempre con noi sul set.”  

"Trovo nella storia tanti legami con antiche favole e mitologia”, continua Pontecorvo. “Dico questo in senso positivo, infatti qui si narra di personaggi e accadimenti che hanno qualcosa in comune col il fulcro della nostra cultura di base”. 

Riguardo le fiabe in generale e le novelle orientali i due protagonisti raccontano come le hanno scoperte e quali sensazioni hanno provato leggendole. "Da piccola me le leggeva mia nonna, la mia preferita era la Sirenetta, me la facevo raccontare decine di volte" racconta Vanessa Hessler

Bocci, invece racconta di aver acquistato il libro "con mia cugina in un autogrill perché era in edizione economica. Alla fine quei racconti così magici mi hanno conquistato e l’ho riletto decine di volte.”

lunedì 26 novembre 2012

domenica 25 novembre 2012

Umm Kulthum. La Voce d’Egitto

Non esiste una cantante più famosa ed amata di lei nel mondo arabo. La sua voce potente, i versi struggenti e la gestualità elegante l’hanno resa una icona riconoscibile ed indimenticabile: Umm Kuthum (1904-1975) è e sarà sempre la Voce d’Egitto e l’anima musicale di tutto il mondo arabo. Le fonti sono discordanti riguardo la data di nascita, ma l’ipotesi più probabile è il 4 maggio 1904. 

Fatima Ibrahim Al Biltagi, questo il vero nome di Umm Kulthum, nacque in Egitto, nella città di Al-Sanballawayn, da una famiglia di umili origini. Fin da piccola Fatima dimostrò un grande talento per il canto, al punto tale che suo padre, all’epoca direttore di una piccola compagnia teatrale, la fece travestire da ragazzo per permetterle di esibirsi.

 All’età di 23 anni, dopo essere stata notata dal cantante Abu El Ala Mohamed e dal liutista Zakaria Ahmed, si trasferì al Cairo. Lì fece l’incontro più importante della sua vita, quello con il celebre poeta Ahmed Rami (1892-1978), che scrisse ben 137 canzoni per lei, versi che divennero immortali. Il 1932 fu, per Umm Kulthum, l’anno dell’ascesa trionfale: iniziò tournée in grandi città come Baghdad, Tripoli e Damasco, ottenendo un grande successo

Nel 1948 arrivò ad incontrare il presidente egiziano Nasser e da quel momento la sua fama non conobbe battute di arresto, sostenuta anche da un grande amore per l’Egitto e dal fervente patriottismo di cui erano intrise le sue canzoni. 

Si sposò nel 1953 con il medico Hassan Al Hifnawi, facendo includere nel contratto matrimoniale una clausola che le avrebbe permesso, qualora fosse stato il caso, di divorziare. 

Ammirata anche in Europa, lo stesso De Gaulle non fece mistero di apprezzare la sua arte, continuò a cantare divenendo una vera e propria icona musicale e di stile. Tentò anche la carriera di attrice, ma l’abbandonò quasi subito, poiché non le dava le stesse emozioni che provava sul palco.

Ammalatasi di nefrite, si trasferì negli Stati Uniti per curarsi. Quando divenne evidente che la sua malattia era inoperabile, nel 1975, rientrò in Egitto. Venne ricoverata tra le accorate preghiere degli egiziani e si spense al Cairo il 3 febbraio di quello stesso anno. 

Al funerale un fiume umano di 10 Km accompagnò il feretro dalla sua casa fino al cimitero. L’Egitto e l’intero mondo arabo si fermarono per dare l’ultimo saluto alla donna che aveva cantato l’amore in ogni sua sfaccettatura, allo stesso modo in cui, quando era in vita, il Parlamento egiziano interrompeva ogni attività politica pur di poter ascoltare i suoi concerti alla radio. 

Umm Kulthum aveva una voce ed una presenza scenica eccezionali: oltre alla tecnica, impeccabile, con la quale modulava ogni singolo suono, talvolta quasi salmodiando, possedeva anche una rara capacità di improvvisazione, che le consentiva di arricchire ogni canzone con vibrazioni diverse.

Umm Kulthum era una perfezionista; amava migliorarsi, dare ogni volta il massimo e non fece mai mistero della severità con cui giudicava se stessa e le sue esibizioni. Creò dal nulla uno stile ed un repertorio, circondandosi di poeti e compositori tra cui il già citato Rami e Bayram Al-Tunisi. 

Salmodiò con la stessa grazia e naturalezza i versi del Corano e quelli del poeta persiano Umar Khayyam. Le sue canzoni sono letteratura in musica, vere e proprie liriche dedicate all’amore tra innamorati, alla passione, al desiderio di indipendenza del popolo ed al sentimento patriottico e di lealtà verso l’Egitto.

In poco tempo le si schiusero le porte del Palazzo reale e dei salotti più importanti. Umm Kulhum stregò generazioni di arabi (non solo egiziani) ed i suoi dischi sono venduti ancora oggi. Non è una esagerazione definirla una leggenda. Inoltre fu una self-made woman dal carattere forte ed orgoglioso.

Imparò fin da subito a tenere ben nascosta da sguardi indiscreti la vita privata e selezionò accuratamente ogni intervista, scegliendo addirittura gli argomenti di cui avrebbe parlato. Non accettò mai di essere definita uno “strumento di propaganda” dei regimi, o una donna senza sentimenti. 

Era determinata ed innamorata dell’Egitto, incapace di accettare passivamente che qualcuno decidesse della sua vita o della sua carriera. Seppe, insomma, “amministrarsi”, curando le relazioni sociali e scegliendosi gli amici tra i meno “mondani”. 

Ascoltate le sue canzoni: scoprirete un’artista meravigliosa e dotata di grande personalità, una musica travolgente, dei testi pieni di sentimento ma per nulla sdolcinati ed un modo particolare ed indimenticabile di cantare. 

Un gioiello prezioso e molto raro: Umm Kulthum il diamante d’Egitto. 


Per saperne di più 

V.L. Danielson, “The Voice of Egypt”: Umm Kulthum, Arabic Song and Egyptian Society in the Twentieth Century", Chicago 1997;

Biancani Francesca, “Umm Kulthum. La Voce degli Arabi”, ed. Odoya, 2010; 

Nassib Selim, “Ti ho amata per la tua Voce”, E/O, 1997.

sabato 24 novembre 2012

Khadija: una imprenditrice ante litteram

Khadija al-Khubra, di Guillaume Rouillé (1553)
La prima moglie del Profeta Muhammad, donna forte, intelligente ed “imprenditrice di se stessa”: Khadija bint Khuwaylid (556-619) fu una dei primi seguaci dell’Islam. La sua famiglia apparteneva alla tribù dei Banu Quraysh, la stessa di Muhammad, ma al clan dei Banu ‘Adi (il profeta, invece, a quello dei Banu Hashim). 

Figlia di un ricco mercante de La Mecca, Khuwaylid ibn Asad (morto nel 585 circa) e di Fatima bint Zaidah (morta nel 575 circa), mandò avanti da sola, con sicurezza e coraggio, l’attività paterna, dopo essere rimasta vedova per due volte. Khadijia dimostrò di essere tutt’altro che una donna sottomessa e fragile, accrescendo le sue ricchezze e la sua fama. 

La sua intelligenza insieme alla grande e celebre bellezza ne fecero una donna eccezionale e molto desiderata. Presto le giunse all’orecchio l’eco delle capacità e dell’onesta del giovane Muhammad, cosi lo prese con sé in qualità di fiduciario, consentendogli di gestire i commerci della sua carovana verso Yemen e Siria. Infatti Khadija non viaggiava mai, ma si serviva di amministratori fidati che incaricava personalmente.

I due si innamorarono e Muhammad chiese la mano della ricca vedova attraverso intermediari, come era costume all’epoca. Il loro fu un matrimonio d’amore e finché Khadija visse, Muhammad non prese altre mogli. 

La sposa aveva 15 anni più di suo marito ed al momento del matrimonio era una splendida quarantenne. Dopo le nozze decise di ritirarsi dall’attività commerciale, che affidò completamente al giovane Muhammad e si occupò dei loro figli, quattro femmine (Ruqayya, Zaynab, Umm Khulthum e la celebre Fatima, sposa di Ali) e due maschi morti ancora bambini (Al-Qasim ed Abdallah) . A tal proposito, però, le fonti sono discordanti: alcune parlano di sei, altre addirittura di otto figli. 

Fu la prima a cui Muhammad disse di aver ricevuto la Rivelazione da Dio tramite l’Arcangelo Gabriele. Con lui condivise coraggiosamente il boicottaggio, le calunnie e le minacce dei politeisti, che non vedevano di buon occhio un culto monoteista che avrebbe potuto spazzare via gli dei de La Mecca e dunque anche i guadagni derivanti dai numerosi pellegrinaggi. 

Khadija morì nel 619, lo stesso anno della dipartita dello zio del Profeta, Abu Talib ibn ‘Abd Al-Muttalib, che lo aveva cresciuto ed era diventato suo tutore alla morte della madre, Amina bint Wahb e del nonno ‘Abd Al-Muttalib, (Muhammad, infatti, era già nato orfano di padre).

La morte di Khadija, avvenuta dopo venticinque anni di matrimonio, scavò un solco doloroso e profondo nell’animo di Muhammad ed il suo ricordo rimase sempre vivo in lui. La donna, in vita, si guadagnò la fama di donna dolce, onesta e virtuosa. Numerosi furono gli appellativi che le vennero attribuiti, come “Khadija la Grande” o “Khadija la Pura”.

Khadija fu davvero speciale: abbracciò il neonato Islam senza pensarci due volte, sopportò con pazienza e tenacia tutte le dure prove che ne derivarono, tentò in tutti i modi di proteggere il marito e tra loro regnò sempre armonia e rispetto reciproco. Il loro amore si consolidò con il tempo e nemmeno la morte riuscì a spezzarlo

A quanto pare perfino la consorte prediletta di Muhammad, A’isha, era gelosa del ricordo e della venerazione che il Profeta nutriva per la sua prima moglie. Bisogna dire che Muhammad si circondò di donne dal carattere molto forte. La stessa A’isha fu intrepida, scaltra, impavida ed appassionata. 

A tal proposito vorrei segnalarvi un articolo che ho scritto su di lei. Khadija ed A’isha furono molto diverse tra loro, ma ad accomunarle non fu solo l’amore per Muhammad, bensì l’audacia, l’energia, la voglia di vivere la vita completamente. 

Il tempo le rende distanti anni luce, ma siamo certi che siano cosi lontane da noi? Khadija non è forse una sorta di “businesswoman ante litteram”? Ed A’isha non vi ricorda una grande regina, o un politico ed abile stratega? Da loro possiamo imparare molto. Due figure attualissime che l’Uomo non può e non deve dimenticare.

venerdì 23 novembre 2012

25 novembre: le iniziative del blog

Il 25 novembre è una data importante, dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne. Tanto si è scritto e detto su questo argomento, ma sembra che le parole non siano mai abbastanza.

E’ vero, sono molti i progressi fatti nell’ambito dei diritti delle donne e della loro difesa, ma il cammino è ancora molto lungo e non bisogna abbassare la guardia. Non mi riferisco solo al mondo arabo-islamico, che pure è fulcro di questo blog. Parlo anche del mondo occidentale in cui, sempre più spesso, le donne subiscono violenze fisiche e psicologiche, la loro immagine viene degradata ed il loro corpo ridotto a mero oggetto.

Nonostante la massiccia opera di sensibilizzazione, non possiamo ancora dirci “fuori pericolo”. A tale proposito anche La Mano di Fatima, seguendo la consueta linea “narrativa”, vuole dare un piccolo contributo a questa importantissima giornata. Si tratta di un omaggio a due celebri figure del passato. Le lascio scoprire a voi lettori nei due post che si susseguiranno domani e domenica 25 novembre. 

Perché questa scelta? Perché non parlare, invece, dei drammi che affliggono le donne in gran parte del mondo arabo-islamico? 

Voler ricordare chi è venuto prima di noi non è certo un gesto di negligenza nei confronti di tragedie che tutti abbiamo sotto gli occhi. Al contrario. Ho sempre pensato (e sono in buona compagnia) che senza la conoscenza del passato non si può progredire. Le vite che vi racconterò dovrebbero spronare, essere da esempio per le future generazioni, non importa di che religione o da che Paese provengano.

Si tratta di donne che hanno lottato, amato, sofferto, vinto le avversità anche quando sembravano più grandi di loro e perfino perso. Provengono da un passato anche molto lontano, ma questo non deve trarci in inganno: la fierezza e la dignità non hanno tempo. In questi giorni in cui molte cose sembrano andare per il verso sbagliato, c’è bisogno di modelli positivi. Guardare come queste due donne hanno affrontato il loro tempo può essere utile a noi per capire come guardare al nostro

Ne ho scelte due che mi sembravano rappresentative, ma di esempi da citare ce ne sarebbero tantissimi. Tengo a puntualizzare che non vi parlerò certo di “modelli di perfezione” (nessuno è perfetto). Lo scopo del blog è solo quello di farvi conoscere o approfondire la conoscenza con due icone che ancora oggi sono amate in tutto il mondo arabo islamico. Molto diverse tra loro, ma animate entrambe da passione e determinazione. Quella che serve alle donne (e agli uomini) di oggi per andare avanti. 


Vi segnalo anche un’altra iniziativa, che partirà proprio il 25: il blog “Divine Ribelli” in cui si parlerà di storia delle donne e di donne che hanno fatto la Storia. Verrà preso in considerazione, tra le altre cose, il femminismo e la vita delle donne che con la loro intelligenza e la loro caparbietà hanno cambiato le nostre vite e dato al destino una piega diversa.

mercoledì 21 novembre 2012

Le Mille e Una Notte: Aladino e Shahrazade

E’ ufficiale da qualche giorno: la fiction “Le Mille e Una Notte. Aladino e Shahrazade”, con Vanessa Hessler e Marco Bocci sarà in onda lunedi 26 e martedi 27 novembre su Rai Uno in prima serata. 

La Mano di Fatima vi ha già dato qualche anticipazione, ma ora si può parlare con più sicurezza. La storia sarà piuttosto diversa rispetto alla celebre raccolta. Questa è la sinossi ufficiale, tratta dalle parole della stessa Hassler in due interviste, la prima a a Telepiù e la seconda a Tv Sorrisi e Canzoni di questa settimana: 

“Sono Sherazade, figlia del Califfo di Baghdad, una ragazza viziata e molto curiosa. Per scoprire cosa c’è nel mondo una notte esce di nascosto dalla reggia. Ma il pericolo è dietro l’angolo. Un gruppo di delinquenti mascherati cerca di rapirla. Per fortuna accorre in aiuto il suo Aladino, il figlio di un calzolaio che la mette in salvo e le fa conoscere la città. I due ragazzi s’innamorano, ma le loro strade sono destinate a rimanere separate per molto tempo. [Tra gli altri personaggi] c’è Jafar (Stipe Erceg), il principe che aspira alla mano di Sherazade. In realtà questi è l’amante di Alissa (Bettina Zimmerman), moglie del Califfo e matrigna della ragazza. Alissa vuole combinare il matrimonio di Sherazade con il principe, per poi uccidere lei e suo padre e prendere il potere insieme a Jafar". 
Telepiù

“La trasposizione che ne facciamo noi ha alcune differenze importanti. La mia Sherazade, in particolare, è la figlia di un califfo che subisce una grande trasformazione: da viziata e capricciosa diventerà una donna matura, capace di seguire il cuore e di ammettere i propri sbagli. Sherazade è molto determinata, una donna che sa di aver perso il suo amore, ma che è disposta a tutto per riconquistarlo”. 
Tv Sorrisi e Canzoni

Nelle interviste la bella attrice, che per l’occasione ha rinunciato alla sua splendida capigliatura bionda per una mora, più in linea con il personaggio, racconta anche la magia della Tunisia, dove sono state effettuate le riprese, non senza piccoli inconvenienti

“Siamo rimasti lì due mesi. Abbiamo girato in diversi luoghi: anzitutto nei grandi studi della casa di produzione Lux ad Hammamet, una specie di enorme Cinecittà tunisina dove sono state realizzate tante serie in costume e le fiction sui santi. Lì vivevamo tutti in un grande albergo con le palme e la piscina e, a volte, ci sentivamo in vacanza. Poi ci siamo spostati nel deserto e, a quel punto, i ritmi e le difficoltà sono aumentati: vivevamo nella roulotte, in un villaggio di casette in pietra dove nel 1977 fu filmato il kolossal di Hollywood Guerre Stellari. Potevamo girare solo dalle quattro alle dieci del mattino perché dopo il sole diventava insopportabile e la luce del sole accecante”. 
DiPiù Tv

“E’ stata un’esperienza professionale, ma anche umana. Sono stata per diversi mesi in Tunisia, perché li ho anche girato Santa Barbara, un’altra fiction che vedrete il 4 dicembre. Mi ricordo il grande caldo che però ben si sposava con l’ambientazione a Baghdad di tante novelle. Abbiamo girato durante il Ramadan e mi ha colpito come in tanti facessero il digiuno di cibo e acqua con facilità, senza nessun senso di sacrificio”. 
Tv Sorrisi e Canzoni

 A proposito della scelta del regista la Hassler dice: “Quando il regista Marco Pontecorvo mi ha chiamata per affidarmi la parte, ho risposto: ma come proprio io, la classica biondina con gli occhi azzurri?” 
DiPiù Tv

Nell’attesa ecco il promo italiano e quello inglese

Non ci resta che attendere e vedere la fiction per poi commentarla. 

(Le fonti di questo articolo provengono dalla collezione privata della blogger e nessuna citazione è usata a scopi di lucro. I diritti appartengono ai rispettivi autori)

martedì 13 novembre 2012

Moulay Ismail: il Re Sole d’Oriente

Moulay Ismail, sultano del Marocco dal 1672 al 1727, fu un sovrano dal carattere deciso, audace in battaglia tanto da passare alla Storia come “re guerriero”

Successore del fratellastro Al Rasheed, fondatore della dinastia Alawita, Moulay Ismail ereditò il titolo di Principe dei Credenti in quanto discendente del Profeta Maometto. 

Il sultano raccolse la gravosa eredità di un Paese sull’orlo del collasso, a causa di lotte tribali e intrighi per la successione. 

Per ottenere rispetto e potere non esitò ad usare il pugno di ferro. Non a caso la Storia lo ricorda anche con un altro eloquente soprannome: sanguinario

Si racconta che le mura della capitale, Meknès, vennero adornate con i macabri trofei di 10.000 teste di nemici, monito per chiunque osasse sfidare la sua autorità. La crudeltà di Moulay Ismail si perde tra verità e leggenda, tramandandoci il ritratto di un uomo capace di far torturare o assassinare con estrema facilità chi gli disobbediva, si trattasse di servi, avversari o concubine. 

Sotto il suo regno la capitale si spostò da Fez a Meknès ed il sovrano si adoperò fino agli ultimi anni della sua vita per farla diventare una città splendente e magnifica, senza eguali. L’obiettivo fu raggiunto, visto che Meknès venne soprannominata “La Versailles del Marocco”. 

A tal proposito occorre ricordare i rapporti tra il sovrano marocchino ed il Re Sole, suo contemporaneo. Sembra che Moulay Ismail provasse una profonda ammirazione per il re francese, al punto da voler emulare la grandiosità della reggia di Versailles, ma anche del potere assoluto di Luigi XIV. 

Arrivò perfino a chiedere in sposa una delle figlie di quest’ultimo, la principessa Marie Anne De Bourbon. Ella rifiutò nonostante le insistenze del suo regale ammiratore. A questo episodio è legata una leggenda molto simpatica: la principessa, al fine di rendere evidente ed indubbio il suo rifiuto alle nozze, fece recapitare al sultano un orologio a pendolo il cui movimento oscillatorio ricordava quello del dito nell’atto di negare. Moulay Ismail, per tutta risposta, fece arrivare in Francia una colonna di marmo, emblema della testardaggine di Marie Anne.

La reggia di Versailles ed il palazzo imperiale di Meknès vennero costruiti quasi contemporaneamente e rimangono, a tutt’oggi, simboli e memoria di due grandi personalità in grado di accentrare saldamente il potere nelle loro mani. 

La cooperazione tra Luigi XIV e Moulay Ismail si estese a diversi campi: nel 1682 il sovrano marocchino inviò un suo ambasciatore a Parigi, Mohamed Temim, allo scopo di studiare e riportare in patria resoconti dettagliati sulle arti e le scienze occidentali. Inoltre, nello stesso anno, Francia e Marocco stipularono un trattato d’amicizia. 

Entrambi i regnanti vedevano nella Spagna e nell’Impero Ottomano delle minacce da tenere il più possibile sotto controllo. Moulay Ismail combatté contro gli Ottomani più di una volta: nel 1679, nel 1682 e nel 1695. 

Durante il suo regno la presenza di schiavi cristiani, catturati dai pirati, fu piuttosto rilevante: proprio questi rappresentarono il tramite tra l’Islam e l’Occidente e vennero utilizzati anche nella costruzione della capitale. 

Si presume che Moulay Ismail abbia generato, nel corso della sua vita, ben 888 figli da circa 500 concubine, un vero e proprio record finora, a quanto se ne sa, imbattuto. Le descrizioni pervenute fino a noi tratteggiano una figura vigorosa, dall’incarnato scuro e dal volto allungato (Germain Mouette, prigioniero francese). 

Dopo la sua morte, nel 1727, i suoi successori continuarono la sua politica e la costruzione di importanti monumenti e nel 1757 Mohammed III spostò la capitale a Marrakesh

Moulay Ismail ha stuzzicato la fantasia di diversi autori: viene menzionato nel “Candide” di Voltaire (capitolo 11), è il protagonista dell’opera “The Sultan’s Wife” di Jane Johnson (2012) ed è uno dei personaggi della saga di "Angelica la Marchesa degli Angeli" di Anne Golon (la sua storia si trova nel volume “Angelica Schiava d’Oriente”, dove viene messa in risalto la sua crudeltà, ma anche il suo amore per l’arte e la scienza). Ora è il protagonista maschile della saga Meknès

Luigi XIV disse: “Lo Stato sono io”. Moulay Ismail, accentuando il carattere divino della sua monarchia sostenne: “Se Allah mi ha donato il regno, nessuno può togliermelo”.